venerdì 30 maggio 2008

La guerra dei pescatori
Oggi scioperano in Belgio, Italia, Francia e Spagna contro il caro gasolio

Era da tanto tempo che, in tutta Europa, non si assisteva alla mobilitazione di un'intera categoria. Dal Portogallo all'Italia, dalla Spagna alla Francia, il 30 maggio è stato scelto come giorno dello 'sciopero generale illimitato dei pescatori'. Contro il caro gasolio.

Strangolati dal prezzo del gasolio. Per una delle categorie più romantiche, ma più in difficoltà, del mondo questo prezzo significa il panico. I costi di produzione, connessi alle battute di pesca, sono diventati insopportabili e il Mediterraneo è l'epicentro della rivolta dei pescatori contro Bruxelles. All'Unione europea viene chiesto un impegno deciso per venire incontro alle necessità dei pescatori, i quali si sono riuniti in occasione della Fiera internazionale della pesca di Ancona, svoltasi dal 26 al 28 maggio, e hanno concordato d'incrociare le braccia in tutti i paesi europei più esposti ai danni del caro benzina.
Le manifestazioni più imponenti si sono registrate in Francia e Spagna.
I pescatori francesi hanno bloccato questa mattina il porto de Le Havre, il secondo del paese, dopo quello di Marsiglia, per protestare contro l' aumento del prezzo del gasolio. I pescatori chiedono di abbassare a 40 centesimi il prezzo del gasolio contro i 70 di oggi e protestano anche contro le quote stabilite da Bruxelles. La capitaneria ha chiesto senso successo ai manifestanti di liberare l'accesso al porto. Nei giorni scorsi una sessantina di pescatori e armatori, riuniti a Merignac, vicino a Bordeaux, hanno deciso di proseguire nel movimento il protesta. Si sono registrati momenti di tensione, quando alcuni pescatori nel porto di Lorient hanno sparato razzi verso le forze di sicurezza, che hanno risposto con gas lacrimogeni e arrestato sei uomini. La polizia ha anche rimosso con la forza un gruppo di pescatori che stava bloccando un porto vicino a Marsiglia.

manifestazioni dei pescatori in belgioDa Lisbona a Palermo. A Madrid è prevista una manifestazione davanti al ministero dell'agricoltura. Sono attesi circa 5mila pescatori che distribuiranno pesce fresco ai passanti. L'appello allo sciopero illimitato è stato lanciato dalla principale organizzazione del settore, la Cepesca, che rappresenta circa 20mila pescatori spagnoli. Anche in Portogallo, dove lo sciopero è iniziato alla mezzanotte di oggi, l'astensione dal lavoro dei pescatori è totale, secondo la Federazione dei sindacati del settore della pesca, che rappresenta i 21mila pescatori portoghesi. ''Nessuna imbarcazione da pesca è uscita oggi'', ha dichiarato alle agenzie il portavoce della federazione Antonio Macedo.
Anche in Italia si protesta. Una delegazione di pescatori di Fiumicino, vicino Roma, sta protestando davanti la sede del porto dove sta per iniziare l'inaugurazione della nuova stazione marittima. ''Le nostre barche sono ferme'', ha dichiarato Nicola Imperato, pescatore di Fiumicino, ''perché stiamo partecipando a una protesta che vede, oltre ai pescatori italiani, anche quelli di Francia, Belgio, Portogallo e Spagna dire no al caro gasolio. Per uscire a pescare, con la mia imbarcazione, spendo 800 euro al giorno solo di gasolio. È un costo insostenibile. Chiediamo al governo di abbassarne il costo per questo settore, per due anni, a 0.40 centesimi anziché la cifra attuale che ormai è del doppio''.

La parola all'Ue. Per qualche giorno, il mercato ittico europeo subirà un brusco arresto e, nei prossimi giorni, i pescatori non escludono azioni eclatanti. La palla adesso passa sul tavolo del commissario Ue alla pesca Joe Borg.
Le tre più grandi organizzazioni europee del settore ittico hanno chiesto all'Ue azioni immediate sulla crisi del settore, incontrando Borg. "La riunione è stata costruttiva e possiamo affermare con soddisfazione che il Commissario abbia compreso pienamente la gravità della situazione. Si è impegnato a fare tutto il possibile nel limite dei suoi poteri per arginare la crisi attuale. Abbiamo proposto un pacchetto di misure molto concrete, nell'attesa di una dichiarazione positiva da parte del Commissario Borg nelle prossime 24 ore", ha dichiarato un componente della delagazione alla fine dell'incontro.

mercoledì 28 maggio 2008


Il padre padrone

di GIOVANNI VALENTINI


È una corsa contro il tempo quella che si sta svolgendo alla Camera, nel braccio di ferro parlamentare tra maggioranza e opposizione: non per gli aiuti alle famiglie o per l'emergenza rifiuti, come hanno auspicato anche i vescovi italiani, bensì per salvare Retequattro.

O meglio, per impedire che venga trasferita sul satellite in forza della normativa antitrust e della sentenza con cui la Corte europea di giustizia ha già censurato la (quantomai) famigerata legge Gasparri. Contro il tempo, ma a favore di Mediaset, dell'azienda che fa capo al presidente del Consiglio e quindi dei suoi interessi strettamente privati.

Il conto alla rovescia, per l'approvazione del decreto con cui il governo Prodi aveva disposto l'attuazione di alcuni adempimenti comunitari, è destinato a finire l'8 giugno, termine ultimo per la conversione definitiva. Ma la scadenza, per quanto riguarda in particolare la contestata disciplina sulla televisione, potrebbe anche essere più ravvicinata se è vero che la commissaria europea alla Concorrenza, l'olandese Neelie Kroes, è intenzionata a mettere in mora l'Italia e a deferirla alla Corte già la prossima settimana.

Al di là dell'aspetto cronologico, però, ciò che più conta è la sostanza della vicenda. Ancora una volta, appena tornato al governo, il centrodestra si schiera in difesa degli affari personali di Berlusconi, premettendoli a tutto il resto: a un assetto del sistema televisivo più equilibrato e pluralista, ma ancor più alle emergenze grandi e piccole che affliggono in questo momento il Paese. È la vecchia logica proprietaria della politica che riemerge come gli "animal spirits" di una maggioranza subordinata al suo padre-padrone, prevalendo perfino sulle questioni istituzionali, sugli annunci di dialogo e le promesse di confronto costruttivo.

Da questo punto di vista, lo stesso tentativo di riformulare il testo dell'emendamento per ottenere un via libera dell'opposizione, è stato tanto maldestro quanto vano. L'espediente lessicale di sostituire il termine "modifica" delle licenze individuali per il digitale terrestre con quello di "conversione", per garantire che non vengano permutate in autorizzazioni, risulta in realtà un palliativo, se non proprio un inganno o un raggiro. Fortunatamente, il "bluff" non ha retto al confronto parlamentare ed è stata innanzitutto una vittoria personale del ministro-ombra della Comunicazione, Giovanna Melandri, che finora è riuscita a tenere compatto il suo gruppo su questa linea.

L'ostruzionismo, come insegna la tradizione del "filibustering" in Gran Bretagna, è un'arma in mano alla minoranza e uno strumento della democrazia. A condizione, naturalmente, che venga esercitato nell'ambito dei regolamenti parlamentari. Ma in questo caso l'interpretazione accreditata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, considerando presenti i deputati che si erano iscritti a parlare ma poi al momento della votazione erano fuori dall'aula, in modo da proclamare comunque il numero legale, è apparsa francamente troppo discrezionale per essere considerata "super partes".

Tant'è che nella stessa seduta il quarto governo Berlusconi ha dovuto accusare il primo scivolone, finendo sotto di due voti su un altro emendamento che riguardava la caccia e la fauna selvatica. Alla conta, nei banchi di Montecitorio mancavano un'ottantina di esponenti della maggioranza. Evidentemente, i "fannulloni" non militano solo nelle file della pubblica amministrazione, tra i maestri di scuola o negli ospedali pubblici.

Non è certamente un esordio felice per la nuova legislatura. Chi aveva già celebrato la metamorfosi di Berlusconi, registrando un nuovo clima nei rapporti tra maggioranza e opposizione, deve ridimensionare le sue aspettative e i suoi entusiasmi. Quando si tratta di televisione, cioè di interessi concreti, di affari personali e familiari, diciamo pure di denaro, non c'è "ragion di Stato" che tenga. Vale solo la ragion di Arcore, il bilancio o la quotazione in Borsa di Mediaset, la mitica salvezza di Retequattro.

Nessuno venga a dire, allora, che il responso elettorale ha sanato ormai il conflitto di interessi. Forse, l'ha accantonato, l'ha rimosso. Ma purtroppo quel muro invisibile continua a incombere sulla strada della democrazia italiana, come la montagna di spazzatura nelle vie di Napoli e dintorni.

venerdì 2 maggio 2008

L'insostenibile costo di Fede

Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno. Dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all'anno se Rete 4 non cederà a Europa 7 le frequenze che Testa d'Asfalto ha in concessione dallo Stato. Per l'Europa l'assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi.
La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato. Testa d'Asfalto toglie l'ICI, ma introduce il canone Fede. Non ci sono conflitti di interessi? Perchè gli italiani devono pagare per guardare Fido Bau ogni sera? Se il concessionario pubblico di tre reti nazionali Testa d'Asfalto non sposterà Rete 4 sul satellite gli italiani alla fine del suo prossimo glorioso quinquennio pagheranno circa UN MILIARDO di euro di multa considerando gli arretrati.
Testa d'Asfalto è un genio, oltre alla concessione pubblica, la pubblicità a pagamento su tre reti avute in eredità da Craxi, avrà anche il finanziamento pubblico. Il ministero delle Comunicazioni non c'è più. In realtà non c'era neppure prima. Gentiloni che potrà dedicarsi di più al tennis con Ermete invece di passare lunghi week end ad Arcore.
L' Agcom con il supporto del PD e della Repubblica e della Finocchiaro e di Topo Gigio è impegnata a tempo pieno sul pericoloso Travaglio. Se pò fà. Con i nostri soldi se pò fà.
Per sapere quanto stiamo versando al Presidente del Consiglio per non applicare le sentenze su Rete 4 scaricate e diffondete il banner. E' bello contribuire al successo economico di Testa d'Asfalto con le nostre tasse.

Fonte www.beppegrillo.it